Diritto

diritto

Avvocatura

Laureatami in giurisprudenza a pieni voti nel febbraio 1978, iniziavo immediatamente la pratica per l’esercizio della professione forense.
Professione che, superato brillantemente l’esame abilitativo mediante l’assegnazione del prestigioso premio “Zanardelli” conferito al miglior candidato bresciano in ricordo del grande giurista appunto bresciano Giuseppe Zanardelli, avrei poi esercitato fino a tutto il 1997 interessandomi quasi esclusivamente di pratiche matrimoniali, dato il mio interesse alle dinamiche della vita di relazione.
Molto mi ha dato la pratica professionale:

  • esperienza
  • competenze
  • conoscenza della vita e delle persone
  • consapevolezza delle mie capacità
  • riconoscimento e visibilità

E da parte mia sento di aver dato alla causa, e alle ragioni di chi mi si rivolgeva, passione e serietà profuse con impegno costante.

Senonché, l’osservazione di ciò che avveniva fuori e dentro di me, filtrata da un’inclinazione analitica che mi ha sempre caratterizzata, era destinata a svelarmi nuovi orizzonti e condurmi in nuove direzioni.

Fuori di me, constatavo:

  • che l’utenza spesso ben altro chiedeva (sebbene per lo più del tutto inconsciamente) aldilà della formalizzazione o scioglimento di uno status giuridico: illuminante al riguardo il seguente articolo apparso nella prima metà degli anni novanta sul quotidiano “La Voce” di Indro Montanelli, a firma di Anna Maria Bernardini De Pace, noto avvocato matrimonialista

le relazioni pericolose dei coniugi in tribunale-bis

 

  • che l’operatore giudiziario si rivelava funzionalmente inidoneo ad incidere in maniera costruttiva sulla sostanza della relazione secondo l’aforisma di Carlo Arturo Jemolo

“la famiglia è un’isola che il mare del diritto può lambire soltanto”

  • che la vita di relazione è per sua natura dinamica e si sottrae ad essere organizzata e definita con certezza, là dove garantire ordine e certezza in un gruppo sociale (e, ove violati, ripristinarli) costituisce peraltro elemento fondante di ogni ordinamento giuridico

Dentro di me individuavo:

  • l’esigenza di partire dalla mia formazione giuridica (che considera la relazione e la famiglia come entità socialmente rilevanti pretendendo di regolarle)
  • per approdare alla sostanza dei rapporti, aldilà della forma di nubile-celibe, separata-o, divorziata-o

Al riguardo, per mie più puntuali considerazioni rimando alle Premesse della pubblicazione

“Cosa ne è della famiglia? Oltre il diritto verso scelte consapevoli”

da me redatta nel 1996 su incarico della C.P.O. della Provincia di Brescia di cui sono stata consulente dal 1995 al 1999.

CONSULTA IL DOCUMENTO COMPLETO CLICCANDO QUI

A distanza di ormai quasi vent’anni da allora, ancor oggi mi sento chiedere le ragioni della scelta da me operata alla fine del 1997 di lasciare l’esercizio dell’avvocatura.
Nessuna abiura, nessun rimpianto, nessun giudizio valoriale in quanto vi sono casi e situazioni in cui, anche in campo familiare, non si può, e talvolta non si deve, prescindere dall’aspetto giuridico e giudiziario.
Semplicemente una scelta di percorso la mia (a proposito dei SENTIERI della vita) sentendomi chiamata altrove….. (dove lo potete scoprire visitando questo sito)

Magistratura

La magistratura, un’esperienza che mi sarebbe stata altrimenti preclusa per incompatibilità, se avessi continuato a svolgere la libera professione forense.
Mi riferisco all’attività di Giudice Onorario (altrimenti detto Componente Privato) del Tribunale per i Minorenni di Brescia che ho avuto l’opportunità di svolgere nel triennio 2008/9/10.
In tale lasso di tempo, svolgendo l’attività giudiziaria di magistrato nelle materie di competenza del Tribunale per i Minorenni, ho avuto dunque l’opportunità di cimentarmi là dove mi sono sempre sentita chiamata: dar voce a chi non ha voce.
Ossia al minore che si viene a trovare per le cause e i motivi più disparati in stato di abbandono, di abuso o di disagio familiare, ivi compresa la separazione e le conseguenti decisioni inerenti i figli minori in relazione ai figli di coppie non coniugate, allora rientranti nella competenza funzionale del Tribunale per i Minorenni.
Il preminente interesse del minore è quello che il T.M. è chiamato a perseguire e questa era sempre stata anche la mia priorità, aveva costituito la spinta giovanile che mi aveva indirizzata alla laurea in giurisprudenza e alla successiva preparazione al concorso per entrare in magistratura, là dove anche qui la vita mi ha chiamata ad un certo punto altrove in quanto all’epoca del concorso, appena ventiseienne con un bimbo di cinque mesi, non avrei potuto assumere l’incarico nell’ambito della Corte d’Appello in cui risiedevo con la mia famiglia, e ciò per incompatibilità trovandosi mio padre ad esercitare la professione di avvocato nel medesimo distretto.
Optai allora per l’avvocatura e quindi per la rappresentanza dell’un coniuge nei confronti dell’altra nei momenti critici della relazione familiare, mentre più tardi l’esigenza di preminente tutela dell’interesse del minore si sarebbe riaffacciato alla mia attenzione attraverso la presente esperienza.
Che dire di tale esperienza?
Data la delicatezza ed ampiezza dell’argomento, mi limito qui ad impressioni personali, non del tutto esaustive, ma importanti e significative per la mia esperienza e maturazione.
Mi riferisco della constatazione, una volta di più, della complessità della vita a fronte della congruità degli strumenti per affrontarla e gestirla che il più delle volte si rivelano ahimè insufficienti ed inadeguati rispetto alle necessità.
E di ciò non vi è chi di noi non ne abbia avuto in qualche modo riscontro sul proprio sentiero.
Per quanto mi riguarda, il percorso da me intrapreso nel campo dell’amministrazione giudiziaria a fianco dei colleghi togati che un tempo, nella mia veste di avvocato, avevo considerato in qualità di interlocutori, mi ha rivelato quanti pre-giudizi e cattiva informazione viga nei confronti della magistratura, in particolare di quella minorile.
Data per scontata la fallibilità e i limiti della condizione umana, mi sono per lo più trovata a contatto con magistrati e funzionari operosi e competenti che si spendono per la tutela del minore nella salvaguardia e sostegno, in primis, dei rapporti con la famiglia naturale e ciò, diversamente da quanto allarmisticamente diffuso da buona parte di una certa informazione.
Una volta di più mi sono resa conto come siano importanti la conoscenza, l’impegno e la collaborazione di ognuno (ciascuno per ciò che gli compete) aldilà di giudizi spesso affrettati e con scarsa cognizione di causa, tali da risolversi in altrettanti pre-giudizi e giudizi sommari.
Ci sarebbe certo bisogno, a mio modesto parere, da parte di ciascuno di più e di meglio, innanzitutto in termini di risorse umane e strutturali che rendano più tempestive le istruttorie e più efficienti e puntuali le decisioni per proseguire con effettivi interventi sul territorio in termini di politiche familiari.
Ma questa è un’altra storia…… l’importante a mio parere è che i sentieri da ciascuno percorsi abbiano ad intersecarsi, anziché ad intralciarsi, nel reciproco riconoscimento dei propri limiti e competenze.